Monday, 27/5/2019 UTC+2
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Stefano Rodotà: una vita in difesa dei diritti e della libertà

Stefano Rodotà: una vita in difesa dei diritti e della libertà

Ci sono notizie che non possono passare in sordina, perché il clamore dell’evento o del protagonista dello stesso le rendono immediatamente virali e di dominio pubblico: la morte di Stefano Rodotà non è stata da meno. Eppure lo ammetto: la prima volta in cui ho sentito parlare di Rodotà è stato nel 2013, quando il suo nome entrò nella lista dei papabili per salire al Quirinale. Di lui, come di tanti altri, ho avuto modo di conoscerne la storia solo durante questi anni universitari: nel turbinio di personaggi proposti dall’istruzione scolastica e dalla televisione, vengono continuamente dimenticati personaggi che, come lui, hanno segnato la storia del nostro Paese negli ultimi cinquant’anni; ecco perché è importante raccontarne le storie e fare in modo che si conoscano anche tra i più giovani.

Stefano Rodotà nasce a Cosenza il 30 maggio 1933 e da subito sviluppa un’attrazione indomabile verso la politica e il mondo del diritto: nel 1955, a soli 22 anni, si laurea in Giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma. Si dedica all’insegnamento, strada che lo porterà a divenire Professore Emerito di Diritto Civile, mentre in parallelo continua a coltivare l’impegno politico. Antonella Rampino, in un articolo uscito su La Stampa nel 2013, lo dipinge così: “Passione politica divampata subito, nell’animo del giovane Stefano, che s’iscrive al partito radicale di Pannunzio, che conosce insieme a Luigi Spaventa e Tullio De Mauro su presentazione di Elena Croce, ma poi rifiuta di candidarsi in Parlamento per il partito di Pannella. Radicale nella difesa del principio di uguaglianza, in Parlamento Rodotà entra come indipendente nelle liste del Pci”.

Il primo ingresso a Palazzo Montecitorio è targato 1979; vi rimarrà ininterrottamente fino al 1994. Nel 1983 viene eletto nelle fila di “Sinistra Indipendente”, di cui diviene capogruppo. Nello stesso anno entra a far parte della prima Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali, tema cui si dedicherà per tutto il resto della sua carriera politica. Il suo impegno politico vede sempre al centro il tema dei diritti, la cui difesa rappresenta un punto fisso della sua azione: “i diritti fondamentali si pongono a presidio della vita, che in nessuna sua manifestazione può essere attratta nel mondo delle merci”.

Nel 1989 viene eletto al Parlamento Europeo: scelta non casuale, vista la sua notorietà e il suo impegno a livello continentale. Docente presso tante università europee, Rodotà è anche tra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Il suo impegno in politica nazionale attraversa in pieno la dissoluzione dell’URSS e la trasformazione dello scenario politico italiano, all’interno del quale Stefano mantiene sempre salda l’indipendenza che lo ha contraddistinto come politico e come uomo. “Indipendente. È quel che è stato tutta la vita: indipendente, a turno, dai socialisti, dai radicali, dai comunisti. Tra gli indipendenti di sinistra trovò la giusta collocazione e i giusti compagni di autonomia e di tante battaglie civili. L’indipendenza lo spinse a diventare presidente del Pds senza essersi mai iscritto»: questa la bellissima descrizione che ne dà Pietrangelo Buttafuoco nel 1998 sul “ Dizionario dei nuovi italiani illustri e meschini”.

Dopo un anno di presidenza del Pds, nel 1992 diviene Vicepresidente della Camera dei Deputati; nella stessa legislatura entra a far parte anche della Bicamerale Iotti-De Mita sulle Riforme Istituzionali. Nel 1994 decide di non ricandidarsi e di abbandonare la politica attiva, forse presagendo l’arrivo di una scena politica totalmente nuova e differente. Nel 1997 diviene Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali: ancora una volta spende il proprio impegno in difesa della libertà personale, tema cui ha dedicato anche parte della sua sterminata produzione saggistica e giornalistica. “Meglio sarebbe se il legislatore, spogliandosi della pretesa d’onnipotenza e scoprendo il proprio limite, si astenesse dall’intervenire dove più forti e giustificate sono le ragioni della coscienza individuale, che qui davvero assume i caratteri della libertà”.

Nel 2013, come già detto, il suo nome torna alla ribalta nazionale per il sostegno dato dal Movimento 5 Stelle alla sua candidatura come Presidente della Repubblica. In quei giorni, intervistato da Marco Damilano, Rodotà fa un piccolo bilancio della sua carriera politica e si concede un’espressione che ben dipinge l’impegno espresso negli anni: “Se guardo indietro vedo che ho fatto sempre quello che mi sentivo capace di fare”. Negli anni seguenti, nonostante qualche acciacco fisico, si dedica con vigore alla campagna referendaria in opposizione al DDL Boschi.

Proprio qualche ora prima di scrivere questo articolo leggevo sui social una breve, ma pregnante, riflessione su come l’espressione “nonostante non condividessi” sia spesso un puntuale indicatore della piccolezza di chi scrive. Ecco, se penso a personaggi come Rodotà, credo che l’espressione più adatta con cui introdurre il suo ricordo sia, invece, “proprio perché non condividevo sempre il suo pensiero”: la grandezza di simili personaggi non si misura, infatti, su quanto ci possa aggradare il loro pensiero, ma sull’indipendenza e libertà che hanno contraddistinto la loro vita e la loro produzione critica. È in quei momenti di “disaccordo” che leggere e riflettere sulle opinioni di giganti come Rodotà ci fa capire che nessuno di noi è portatore dell’infallibilità divina.

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Andrea Giua

Andrea Giua

Sardo in perenne Erasmus a Bologna, sono iscritto al primo anno della magistrale in Politica e Amministrazione. Quando non studio, lavoro, scrivo, canto in un coro, gioco a basket, faccio il rappresentante degli studenti e l'animatore: una mia giornata può durare anche 32 ore! E se ci sono interessanti appuntamenti di politica o sport, anche 36!
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