Friday, 23/8/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Mindhunter

Mindhunter

Che David Fincher e il genere thriller fossero un binomio inscindibile era già chiaro fin dai tempi di Seven. Mindhunter non è che la conferma di un’attrazione fatale del regista per omicidi seriali, drammi interiori e contraddizioni morali.

Il tutto si svolge sullo scenario plumbeo e opaco delle stanze carcerarie, occasionalmente adibite a sala di registrazione. Il primo episodio si apre con un fallito tentativo del negoziatore di ostaggi dell’FBI Holden Ford di prevenire un suicidio. Holden verrà avvicinato dal più esperto collega Bill Tench, offrendogli di assisterlo in una serie di lezioni sulle scienze comportamentali impartite ai poliziotti del paese. Nel corso dei loro viaggi i due agenti vengono consultati per risolvere i delitti più efferati. Attraverso la ricostruzione della scena del crimine, le abitudini della vittima e le testimonianze dei familiari riescono a risalire ai responsabili degli omicidi. Da qui è tutto in discesa. Holden intuisce che molti criminali hanno caratteristiche comuni, vissuti speculari che, se incrociati insieme, permettono di creare un profilo. Conoscere l’origine delle loro devianze impedisce che degenerino. I due agenti si cimentano nello studio dei comportamenti a rischio interrogando e registrando le storie dei più noti serial killer del paese. Nasce il cosìddetto “profiling”. La loro ricerca desta un interesse tale da ricevere proposte di finanziamento. Al loro team si unisce Wendy Carr, algida ricercatrice che abbandona il mondo accademico per esplorare da vicino le perversioni umane.

Ci si potrebbe immaginare che Mindhunter sia un noir in cui la suspense tiene incollati gli spettatori allo schermo. Ma il progetto Netflix di Fincher ha un’impronta diversa da quella di Fight Club, Gone Girl o Uomini che odiano le donne. Assomiglia più a Zodiac: ciò che veramente seduce non è il climax di tensione e adrenalina, ma l’empatia che Holden instaura con i suoi interlocutori. L’incipit e la scena finale sono tra i rarissimi colpi di scena della serie. Quello che veramente affascina sono le motivazioni che hanno spinto i criminali a macchiarsi dei più torbidi delitti, gli orrori che hanno devastato la loro infanzia e contaminato la vita adulta. Accanto a queste storie in cui le categorie di bene e male si offuscano fino a diventare inesistenti, ci sono le vicende personali dei protagonisti. Holden è sentimentalmente legato a Debbie, dottoranda in sociologia dallo stile hippie, conosciuta in un locale di Quantico. Debbie è affascinante, sveglia e attratta dalla curiosità di Holden per i suoi studi. Spesso andrà da lei per consigli su come interpretare i comportamenti dei serial killer. Gli insegnerà che tutti i padri sono padri assenti e che se c’è qualcosa di sbagliato nella nostra società, la risposta a questo sta nella criminalità. Dall’altro abbiamo Tench, padre di famiglia che nel tentativo di cercare rifugio nel focolare domestico si ritrova con un bambino adottato che si rifiuta di parlare. Per Bill e la moglie non c’è niente di peggio che immaginare quali atrocità il proprio figlio debba aver provato prima di arrivare nelle loro vite, tanto da impedirgli di raccontarle. Infine Wendy, che cerca di farsi spazio in un ambiente dominato da uomini, preoccupata di nascondere la sua omosessualità, prematura per l’America degli anni ’70 e soprattutto per l’FBI.


Un’altra perla della serie sta nella colonna sonora. Di episodio in episodio si sussegue un juke box di canzoni che richiamano perfettamente lo spirito di quegli anni: da Steve Miller con Fly like an eagle, passando per David Bowie e i Led Zeppelin, non potevano mancare i Talking Heads con Psycho Killer. Indimenticabili i colloqui con Edmund Kemper (personaggio realmente esistito). Detto “Big Ed” per la sua corporatura robusta, dopo aver ucciso i nonni per il solo gusto di sapere cosa si provava, fu artefice di una serie di omicidi compiuti nelle zone di Saint Cruz. La sua carriera criminale ha il proprio apice nell’uccisione della madre, colpevole secondo Kemper del suo disturbo psichico. Kemper racconta con una calma glaciale della notte in cui la decapitò e fece sesso con la sua testa. Mi diceva che a causa mia non faceva sesso con un uomo da sette anni. Adesso, pensai, puoi farlo. Le madri non dovrebbero mai disprezzare i propri figli. Per una madre che umilia il figlio ci sarà solo violenza. Ma la depravazione si nasconde anche nell’animo dei più puri, dei bambini cresciuti tra le braccia di madri amorevoli, forse fin troppo. Il pericolo risiede nei gesti più innocui, nel solletico ai piedi di un bambino che, se non ammonito, può rapidamente raggiungere altre parti del corpo. Non ci sono vincitori né vinti, la scoperta del colpevole non ha nessun valore salvifico, non ci sono lezioni da imparare. Il pentimento non viene nemmeno preso in considerazione. Il perché è l’unica cosa che valga la pena sapere. Mindhunter vi farà riflettere sul vortice di emozioni che conduce verso territori inesplorati, al di là del giusto e sbagliato. Ed è anche la dimostrazione di come più ti spingi in profondità, più ti sforzi di comprendere e più l’abisso ti guarda dentro.

The following two tabs change content below.
Matilde Olmi

Matilde Olmi

Da tre anni divido i miei pensieri e le mie persone tra Prato, dove sono nata, e Bologna, dove sono diventata grande. Frequento felicemente il quarto anno di Giurisprudenza. Ho tantissime cose da dire e nessun punto da dove iniziare. Credo nella gentilezza che si accompagna al coraggio e alla leggerezza che non è mai superficiale
Matilde Olmi

Ultimi post di Matilde Olmi (vedi tutti)

POST YOUR COMMENTS

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.