Tuesday, 23/7/2019 UTC+2
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La Resistenza costituzionale di Sergio Mattarella

La Resistenza costituzionale di Sergio Mattarella

Il governo pentalepenista, quello del cambiamento e dell’onestà, ieri è stato costretto a uscire dal blog e a scendere dalle ruspe per scontrarsi contro la dura realtà e le regole dell’Istituzione.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infatti, nel pieno delle sue funzioni e all’interno del perimetro delle sue prerogative, ha scelto, sulla base di criteri oggettivi e di garanzia dell’interesse nazionale, di non accettare la proposta giallo-verde al Ministero dell’Economia, quella dell’euroscettico Professor Paolo Savona, non cedendo alle imposizioni eversive di Salvini e Di Maio, agli inaccettabili aut-aut dei due leader, rappresentati in contumacia dal
loro esecutore materiale Giuseppe Conte, il quale, ha deciso così, di rimettere il mandato.
Dalla prima accusa al Presidente, quella di aver agito per motivazioni politiche esorbitando dalle sue funzioni, si è arrivati addirittura alla messa in stato d’ accusa per alto tradimento, dimostrando una mancanza totale di conoscenza della nostra Carta Costituzionale (art.92) e anche una pessima memoria storica (non è la prima volta che un PdR influisce sulla scelta di nomina di un ministro- anche se per motivi tra loro diversi- infatti è già successo con Einaudi, Gronchi, Segni, Cossiga, Scalfaro, Napolitano).
Ecco, è proprio sul presunto alto tradimento del Presidente, che non avrebbe tutelato l’interesse nazionale ma quello della “dittatura finanziaria turbo-capitalistica apolide” (cit. a caso), che è importante spendere due parole: Sergio Mattarella ha fatto esattamente l’opposto di quello per cui viene accusato. Infatti, ha difeso l’art.47 della Costituzione, i risparmi degli Italiani, ha difeso l’Italia dal “pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende”, ha salvato il salvabile, davanti a un fortissimo aumento dello spread e quindi  aumento del debito pubblico e inevitabili ulteriori limitazioni nei possibili investimenti da parte dello Stato.
Il Presidente ha difeso l’interesse nazionale, certo, quello tanto evocato dalla fazione ribellista, dai reazionari che uniscono cuori da CasaPound a Potere al Popolo, e lo ha fatto in maniera responsabile e legittima.
Altro è criticare l’Unione Europea, piena di difetti e di limiti, questo è innegabile, altro è preparare un paese a uscire dall’euro: non si compiono scelte tanto importanti (e per chi scrive folli), tenendo formalmente in sordina l’argomento, negando quindi la possibilità di un serio dibattito e approfondimento su di esso, per poi renderlo protagonista assoluto con un’imposizione anticostituzionale sulla nomina di un ministro.
Saranno giorni complessi, pieni di demagogia e di scontro, intrisi di odio e mancata avvedutezza. Le conseguenze del rispetto dell’Istituzione saranno pesanti, per quanto più che legittime e, purtroppo, assisteremo a un ulteriore allontamento dei cittadini dalla politica. Ma le responsabilità non sono certo di chi ha difeso la
Carta, compiendo il suo dovere, bensì di coloro che, incuranti delle conseguenze, hanno fomentato, e continueranno a fomentare un popolo impreparato e spinto, acciecato unicamente dall’odio per la casta.

 

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Francesco d Errico

Francesco d Errico

Mi chiamo Francesco, sono nato il 29 Febbraio e sono mancino. Nato a Bologna, ho iniziato ad interessarmi alla politica e alla storia fin da piccolo grazie ai racconti dei miei nonni sulla guerra. Ho scelto di studiare giurisprudenza perché nessuno è colpevole fino a prova contraria. Amo la musica elettronica e la sua capacità aggregativa e mettendo dischi tra un locale e l’altro ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici e mi sono fatto le ossa. Interista e fortitudino sono destinato a soffrire ma non mi lamento: per fortuna, a consolarmi, c’è la poesia.

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