Friday, 23/8/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Tutti in galera

Tutti in galera

Nel chiassoso trambusto che ha caratterizzato la quanto mai particolare gestazione del “governo del cambiamento”, è stato il tema Europa” a monopolizzare il dibattito dell’opinione pubblica.
Il motivo è a tutti noto; il veto del Presidente Sergio Mattarella sulla proposta di ministro all’Economia sul nome dell’euroscettico Prof. Paolo Savona che, alla fine, è stato comunque inserito nella lista dei ministri, precisamente nel Ministero per gli Affari Europei (gulp!). Tuttavia, ora che il Paese ha un governo e con esso i suoi ministri, è bene prestare altrettanta attenzione agli altri ministeri e alle loro rispettive assegnazioni.
Se il Ministero dell’Agricoltura è nelle mani della Lega Nord, come era lecito pensare dopo anni di propaganda salviniana sul tema, non sorprende di certo che il dicastero della Giustizia sia nelle mani del Movimento 5 Stelle che, fin dalle sue origini, ha fatto del giustizialismo d’acciaio una delle sue più potenti armi di propaganda.
Dal contratto di governo penta-leghista, infatti, emergono in maniera chiara alcuni dei cavalli di battaglia degli amici della Piattaforma Rousseau. Per citarne solo alcuni, si potrebbe partire dalla riforma della prescrizione, non ancora chiaro se da abolire del tutto o da modificare “soltanto” nei termini della sospensione, per arrivare al rafforzamento della figura del whistleblower, che, per dirla in italiano, sarebbe la figura del delatore, fortemente consigliata dal magistrato guru Piercamillo Davigo; senza dimenticare, inoltre, il rafforzamento dell’agente provocatore e dell’infilitrato in particolare nei reati contro le P.A., un agente di polizia cheper incastrare i corrotti dovrebbe creare ad hoc situazioni illecite (il compito della giustizia è prevenire e reprime i reati o crearli?).
Tra le altre cose è presente anche una proposta di riforma della legittima difesa, questa invece grazie ad una perfetta sintesi in salsa giallo-verde che permetterebbe di reagire anche in maniera del tutto sproporzionata rispetto all’offesa subita, e, immancabile, il potenziamento delle intercettazioni, che verrebbero particolarmente utilizzate nei reati contro la P.A. e che vedrebbero un forte aumento dello strumento del virus Trojan e l’introduzione delle videoriprese come nuovo strumento con evidenti rischi per la tutela dei diritti dei cittadini.
Tutto ciò, tra l’altro, da contestualizzare all’interno di un’impostazione generalmente avversa all’utilizzo delle misure
alternative e contraria alla depenalizzazione, con l’inevitabile conseguenza dell’ incremento dell’uso del carcere.
Arrivati a questo punto c’è da chiedersi se, nonostante il contratto concordato con Salvini, i pentastellati non puntino comunque a raggiungere altri obiettivi che si erano prefissati nel loro programma di governo pre-contratto, visto e considerato che il ministero è nelle loro mani. A tale riguardo, si potrebbe parlare di un paio di proposte perse per strada nel momento della stesura del contratto ma presentissime nel programma del clan casaleggiano: l’abbassamento della soglia di imputabilità dei minorenni a 12 anni e l’ abolizione del “divieto di reformatio in peius” in appello ( con evidente erosione del diritto di difesa).

Chissà, vedremo se si acconteranno dell’ambizioso contratto o se si spingeranno oltre, d’altronde spesso
il gioco diviene vizio. Unico dato positivo, forse, è quello relativo ai rapporti tra politica e magistratura. Secondo il contratto di governo, infatti, un magistrato, dopo aver scelto di intraprendere un’ avventura politica, non potrebbe più tornare ad esercitare la sua professione e dovrebbe appendere la toga al chiodo, potendo dedicarsi soltanto a funzioni amministrative. Toghe appese al chiodo a parte, in conclusione quel che si può dire  ad oggi è che all’orizzonte si staglia un tipo di giustizia votata all’aumento indiscriminato delle pene in chiave simbolica, che concede alle forze dell’ordine margini di discrezionalità rischiosi e a tratti inquietanti, un sistema che prevede la possibilità di rimanere intrappolati nelle maglie della giustizia per anni, o forse per sempre, a causa di una prescrizione perpetua che potrebbe tenere l’imputato ostaggio dello stato per una vita, un programma, in
sostanza, molto lontano dall’art.27 della Costituzione che prevede come fine unico della pena la rieducazione del condannato e non la retribuzione in chiave generalpreventiva e strumentalmente simbolica del reo.
Che dire, “più manette per tutti!”.

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Francesco d Errico

Francesco d Errico

Mi chiamo Francesco, sono nato il 29 Febbraio e sono mancino. Nato a Bologna, ho iniziato ad interessarmi alla politica e alla storia fin da piccolo grazie ai racconti dei miei nonni sulla guerra. Ho scelto di studiare giurisprudenza perché nessuno è colpevole fino a prova contraria. Amo la musica elettronica e la sua capacità aggregativa e mettendo dischi tra un locale e l’altro ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici e mi sono fatto le ossa. Interista e fortitudino sono destinato a soffrire ma non mi lamento: per fortuna, a consolarmi, c’è la poesia.

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