Monday, 27/5/2019 UTC+2
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Affittamela

Affittamela

Dove c’è Barilla c’è casa”: nulla più del motto che ha reso la pasta italiana famosa nel mondo può descrivere meglio l’importanza della casa nella cultura italiana. È una storia lunga, che da sempre vede nella casa di proprietà uno dei pilastri della costruzione della famiglia. Ma la casa che ci interessa, qui, è un’altra.

È la casa di quella creatura, che l’ordinamento italiano ha per anni ignorato, che è lo studente fuorisede. Non è eccessivo scrivere “ignorato” perché in Italia ancora non si riconoscono le peculiarità della condizione di fuorisede a livello elettorale, a livello di mobilità (pensiamo alle vicende della continuità territoriale per gli studenti delle isole), a livello di sanità di base e, ancor di più, a livello del diritto all’abitare.

In Italia rimane ancora assente la consapevolezza che la promozione di un sistema universitario di massa comporta, per forza, l’emigrazione di tanti studenti dalle proprie città di origine: per un Paese che reputi la formazione dei giovani un caposaldo dello sviluppo culturale e sociale, questo dovrebbe tramutarsi in una diffusa struttura di supporto al diritto all’abitare, in termini economici e di servizi.

Il nostro Paese, al contrario, continua a essere profondamente indietro per quanto riguarda le politiche abitative studentesche. Mancano, sul territorio italiano, strutture sufficienti ad ospitare anche solo gli idonei beneficiari dei bandi per l’alloggio di competenza degli Enti Regionali per il Diritto allo Studio (e spesso, dove le strutture sono presenti, queste sono fatiscenti). Non filtra, però, ancor di più, la convinzione che un mercato dove lo studente si presenta come parte debole non possa essere lasciata al libero mercato. Parte debole perché lo studente non è in grado di controllare o posticipare le tempistiche universitarie in base alla disponibilità degli immobili, ma, al contrario, si trova a doversi accontentare di sistemazioni in immobili improbabili per star dietro alle tempistiche universitarie. Abbondano, in questo Paese che già troppo spesso ha pianto suoi figli per il crollo di case e palazzine, gli affitti di sottoscala, di mansarde, di piani interrati. Abbondano gli affitti in nero, in un Paese ad elevatissimo livello di evasione fiscale. Ma nessuno sembra accorgersi di nulla. Di fronte a un istituto della residenza che pare totalmente stantio nel sostenere le grandi trasformazioni sociali, nessuno si preoccupa di questi fantasmi che vagano per le città, apparentemente inesistenti.

Proprio per fronteggiare questa situazione di grave criticità nasce la sfida di Sinistra Universitaria Bologna: ricostruire una seria politica abitativa studentesca nella “città universitaria italiana per eccellenza”. Bologna, città che da sempre accoglie un altissimo numero di fuorisede, ma che mai ha messo in piedi gli strumenti per farlo in modo ordinato, sicuro e regolare.

Manca, a Bologna, un canone concordato studentesco che sia realmente vantaggioso per gli studenti fuorisede e per chi affitta loro un immobile: al di là della diversa scadenza per la disdetta, è esattamente un normale contratto a canone concordato. Mancano, a Bologna, incentivi economici alla regolarizzazione dei contratti: è innegabile, specie in un Paese come il nostro, che solo di fronte a corposi incentivi economici, come già avvenuto in altre città, si potrà assistere a un aumento delle regolarizzazioni. Manca, a Bologna, una mappatura delle aree urbane a maggior densità abitativa studentesca. Manca, a Bologna, un sistema di controllo diffuso delle condizioni igienico-sanitarie degli immobili che vengono affittati, talvolta anche da agenzie immobiliari teoricamente in regola. Manca, a Bologna, un sistema di prevenzione verso le continue truffe a danno degli studenti. Manca, a Bologna, l’idea che non si possa ignorare la presenza di 30.000 persone in una città di 390.000 abitanti.

Per questo nasce il questionario #affittamela: c’è bisogno di raccogliere dati precisi e corposi per mettere finalmente sul tavolo le premesse per un serio discorso di politiche abitative studentesche in questa città.

Facciamolo ora: prima che sia settembre, prima che sia troppo tardi.

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Andrea Giua

Andrea Giua

Sardo in perenne Erasmus a Bologna, sono iscritto al primo anno della magistrale in Politica e Amministrazione. Quando non studio, lavoro, scrivo, canto in un coro, gioco a basket, faccio il rappresentante degli studenti e l'animatore: una mia giornata può durare anche 32 ore! E se ci sono interessanti appuntamenti di politica o sport, anche 36!
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