Tuesday, 23/7/2019 UTC+2
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Ritorno a casa di un fuorisede

Ritorno a casa di un fuorisede

Il giorno del definitivo ritorno a casa per le vacanze estive del fuorisede, specie se del sud, è sempre un evento importante ed è segnato sul calendario da giorni se non settimane. Bologna è una città molto accogliente e fa sentire ognuno a casa propria: si conoscono nuovi amici, si fanno nuove esperienze e si diventa veramente maturi (l’esame di maturità non dimostra la maturità di una persona più di quanto lo possa dimostrare una stanza in ordine o un percorso di studi universitario). A volte il ritorno delle vacanze segna anche la fine degli esami di quell’anno e chi ha finito gli esami e torna a casa lo si vede da lontano: ha un sorriso a 32 denti e la sua preoccupazione sarà solo se dovrà andare a comprare costumi nuovi o meno. Anche chi ha qualche esame indietro nel giorno della partenza però non pensa che a settembre dovrà ritornare a studiare perché sta accadendo una cosa più importante: sta ritornando a casa.

Gli amici di sempre sono giù e la cosa più comune al mondo è vedere ragazzi che armeggiano con il cellulare parlando con gli amici per organizzare al meglio la serata in arrivo. Quando si è sull’aereo o si parte con il treno però una sicurezza c’è sempre: la chiamata della mamma. È impaziente di vedere il/la figlio/a e fosse per lei farebbe di tutto per sentirlo durante tutto il viaggio: l’ultima volta che ha visto il figlio se va bene è un mese prima ma per i più sfortunati come gli isolani spesso si parla di Pasqua e per una mamma, specie del Sud, 3 mesi senza il figlio sono un’eternità.

Il giorno della partenza non è mai facile nemmeno per noi studenti: spesso siamo in ritardo e quando mancano poche ore prima del viaggio ancora non abbiamo preparato la valigia e facciamo tutto di fretta con il rischio di scordarci qualcosa (diventa difficile chiamarlo rischio quando è certezza). Nei giorni precedenti ci siamo prodigati nei saluti a tutti gli amici: una festa per la fine dell’anno, una birra insieme per combattere il caldo bolognese oppure una bella uscita insieme.

I giorni precedenti però sono passati e le ore che prima erano troppo poche per fare tutto adesso diventano lentissime: si controlla l’orario di partenza del treno o dell’aereo 20 volte e si contattano tutti quanti. Finalmente quando si è sul treno ci si siede e ci si rilassa, si viene assaliti da un atroce dubbio: cosa faccio per tutto questo tempo? Di studiare non se ne parla nemmeno: qualcuno legge un libro o vede una serie tv ma i più non sanno come ammazzare il tempo e quando anche il cellulare si scarica lo sguardo cade sull’esterno. Si scoprono panorami a volte mai visti (quando si sale o si scende da un treno in periodo universitario molto spesso si studia e non si pensa a dove ci si trova) e ci si lascia immergere dalla tranquillità della campagna italiana.

Il fuorisede capisce però di essere veramente a casa quando vedendo fuori dal treno riconosce la propria città e i luoghi della propria infanzia: la scuola elementare, il centro sportivo e la piazza più importante.

A questo punto ci si inizia a preparare per scendere rimettendo nello zaino o in tasca il cellulare e il computer e si prende la propria valigia: si varca la porta del treno o dell’area arrivi dell’aeroporto ed ecco che ci vengono incontro i nostri genitori. A volte faranno commenti nel notare qualche capigliatura strana ma lo faranno sempre con il sorriso perché, in fondo, la cosa più importante è che voi siate tornati almeno per un mese: un mese in cui faranno di tutto per farvi sentire a vostro agio grazie alle enormi portate di cibo e di affetto.

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Enrico Carota

Enrico Carota

Nato a Pescara ma viv a Bologna da fuori sede. Amo lo sport, le serie comiche e i film romantici. Ho una brutta malattia chiamata passione per la politica e una fede incrollabile nella bontà del Sushi. Credo che il giornalismo sia il modo principale per raccontare il mondo (o almeno lo spero).
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