Tuesday, 23/7/2019 UTC+2
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“Saperi Pubblici”: in piazza studenti e docenti contro omofobia, sessismo, razzismo

“Saperi Pubblici”: in piazza studenti e docenti contro omofobia, sessismo, razzismo

“Saperi Pubblici”: il titolo non è certo dei più accattivanti, ma trova valore nel suo significato programmatico.

Negli utlimi tempi il discorso politico è stato svilito e dequalificato. E’ stata lasciata all’attuale classe dirigente del paese la possibilità di un facile processo di banalizzazione, che non giova a nessuno, eccetto a chi parla. Questo processo corrivo ed opportunistico nasconde la complessità delle cose (senza risolverle), taglia i ponti con la realtà e ne crea una fittizia; banalizzare significa ridurre il discorso a una chiacchierata, ad una battuta, ad uno slogan che può esser gridato da tutti nella piazza fisica o mediatica: si genera una partecipazione fittizia, mentre si impedisce la comprensione.

Parallelamente i Saperi vengono messi alla gogna, estromessi dal dibattito pubblico, tacciati di essere il prodotto di “professoroni” asserviti al potere, che non hanno a cuore l’interesse collettivo -in nome del quale si compiono invece efferatezze di ogni tipo. Ma la verità è che quei Saperi hanno perso la propria efficacia comunicativa, non sono più in grado di svolgere il difficile lavoro di semplificazione; lo chiamo “lavoro” perché, al contrario della banalizzione, la semplificazione richiede fatica: si tratta di giovare a chi ascolta rendendo la complessità delle cose accessibile alla comprensione di tutti, o perloméno dei più. In sostanza: i Saperi hanno il dovere morale e civile di rendersi pubblici!

E’ in questo spirito che le lettere di due studentesse dell’Alma Mater (Fabiana Maraffa e Margherita Ciancio) hanno sollecitato i docenti dell’Università di Bologna a prendere posizione e parlare apertamente -è ciò significa essere “professori”- alla cittadinanza. In quasi 400 hanno risposto all’appello. Così, l’1 e il 2 Ottobre, docenti e studenti, i più provenienti da associazioni studentesche, hanno restituito i saperi al dibattito pubblico nel luogo in cui questi sempre dovrebbero essere: in piazza, tra cittadini. Durante la due giorni hanno parlato in una affollatissima piazza Verdi studenti, dottorandi, il prof. Ivano Dionigi, il prof. Massimo Cacciari, la famiglia Regeni (per via telematica) e molti altri esponenti del mondo accademico e non. Numerosissimi anche gli artisti che si sono proposti di salire sul palco per offrire il proprio contributo: da Ezio Bosso e Moni Ovadia, fino ad Elena Bucci e Marco Sgrosso (e tanti altri per cui rimando al link dell’evento: https://eventi.unibo.it/saperi-pubblici/programma). Si è ragionato, e si spera fatto ragionare, di immigrazione, diritti civili, abusi del linguaggio, identità e squalificazione delle competenze, ma il denominatore comune di tutti gli interventi è stato uno: l’augurio che i due giorni di incontro non rimangano un’esperienza isolata e compiuta, ma che possano dare vita ad un fronte duraturo ed inclusivo di lotta per il sapere pubblico, contro chi lotta per farlo scomparire.

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Stefano Dilorenzo

Stefano Dilorenzo

Mi chiamo Stefano Dilorenzo e vengo da un paesino nelle Marche in provincia di Macerata. Vivo da due anni a Bologna, dove frequento il corso di Lettere Moderne.

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