Tuesday, 23/7/2019 UTC+2
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Dell’emergenza della libertà di stampa

Dell’emergenza della libertà di stampa

“E’ emergenza libertà di stampa” ha affermato Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei giornali (Odg). Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Ministro dello sviluppo economico e Vicepresidente del Consiglio dei ministri, data questa sua lunga biografia politica, dovrebbe sicuramente conoscere e rispettare la nostra Costituzione.

Eppure l’art. 21 non sembra comprenderlo pienamente data la dichiarazione rilasciata il 6 ottobre in una diretta Facebook (pur essendo anch’esso sicuramente uno strumento di diffusione del pensiero) in cui attacca i giornali e con loro, indirettamente, l’art.21 di quella Costituzione che aveva tanto difeso durante la campagna per il no al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. L’articolo in questione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. E il Movimento 5 Stelle dovrebbe essere proprio il primo partito (perché oramai è proprio un partito e non più un semplice movimento) ad elogiare questo articolo dati i suoi blog (il blog di Beppe Grillo e il blog delle Stelle) con cui è riuscito ad entrare nelle case degli italiani elargendo le sue Verità in merito ad ogni questione.

Nella diretta, Di Maio, che insieme al Movimento 5 Stelle è molto vicino alla campagna no vax, ha affermato: “Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del gruppo L’Espresso che, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno perché nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà”. Con questa dichiarazione con cui ha evocato la chiusura del gruppo L’Espresso (in realtà sostituito da due anni dal gruppo Gedi), quindi di giornali come La Repubblica e L’Espresso, di Maio ha scatenato una polemica sicuramente degna di nota. I comitati di redazione dei giornali accusati replicano infatti immediatamente, affermando che è grave che il ministro del lavoro parli senza cognizione di causa dato che il gruppo Gedi è leader in Italia nell’informazione quotidiana ed anche digitale. Nonostante quindi il gruppo Gedi non stia avendo alcun processo di esubero, è comunque grave auspicare la morte di un giornale. Grave perché indegno di una società democratica, ma che è sicuramente degno di una dittatura. Guardandoci indietro infatti notiamo come durante qualsiasi dittatura la stampa ha subito non poche persecuzioni e censure. Su questo dovremmo soffermarci. Domandarci il perché era fondamentale che la stampa fosse in linea con il governo. E successivamente domandarci perché la democrazia questo non lo può accettare. Innanzitutto dovremmo chiarire che la stampa ha un ruolo contro-maggioritario perciò è scomoda per sua natura; la stampa va a fondo, ricerca verità che qualcuno vuole spacciare per assolute, individua statisticamente se e come alcune promesse fatte non possano essere mantenute. Perciò durante epoche dittatoriali accadeva che la stampa dovesse sottrarsi al suo ruolo naturale di informatore ed attenersi alle direttive del capo di stato. Questo era fondamentale per la prosecuzione della linea politica che il dittatore voleva perseguire, egli ovviamente non voleva proteste da parte del popolo e quale miglior modo per evitare rivolte se non quello di non far sapere quale gesto stava per compiere, quale alleanza stava per concordare, quale guerra stava per annunciare. Ma la democrazia etimologicamente parlando significa “governo del popolo” ed è quindi chiaro come il ruolo della stampa sia fondamentale.

Degna di rilievo e fondamentale è la solidarietà manifestata da altri giornali, dal Corriere della Sera al Fatto quotidiano. Tutti hanno manifestato il dissenso al pensiero di Di Maio, con un velo di disprezzo per il modo in cui è stato trattato il tema, etichettando come ‘fake news’ notizie vere che semplicemente non erano gradite al vicepremier. La solidarietà è stata anche espressa da esponenti politici. Maurizio Martina, segretario del Partito democratico, parla di curva illiberale pericolosa; Matteo Renzi, ex segretario del Pd ha invece sottolineato la gravità di un ministro del lavoro che si compiace dei licenziamenti; Gigi Casciello, deputato di Forza Italia, ha invece mirato sull’antidemocraticità marchiata Cinquestelle lanciando una frecciatina riguardo al reddito di cittadinanza degna di nota: “prima è toccato a Libero, il Giornale e a quanti con dati alla mano dimostrano che la politica economica del governo è contro chi cerca lavoro piuttosto che elemosine”; Pietro Grasso, leader di Leu, ha invece risposto con i fatti lanciando un appello “andate in edicola e comprate L’Espresso, Repubblica e La Stampa”, appello raccolto da molti lettori che hanno acquistato i suddetti giornali e postato le relative foto sui social network.

Di Maio ha poi replicato a 24 ore di distanza dalla sua diretta Facebook, affermando “io non ho il potere di negare il diritto di critica: quindi adesso non si mettano a fare le vittime”. Sappiamo che lei, signor ministro, non ha certo il potere di chiudere un giornale, ma sappiamo anche quanta influenza ha. Lei, proprio grazie alla stampa, è sicuramente un personaggio influente di questa società, è spesso nei notiziari e ciò rende la sua voce più forte della mia, una ragazza di 23 anni che studia Giurisprudenza e che non è figlia di politicanti o personaggi televisivi. Non ho quindi la possibilità di farmi sentire tanto quanto lei. Ciò dovrebbe farle sentire il grande peso della responsabilità che ha nei confronti di chi la ascolta. Ed immagino sia per questo che parla di fake news, puntando il dito ogni volta contro giornali o altri politici, per proteggerci dalle bufale, giusto? Non per proteggere se stesso. E allora dovrebbe essere il primo ad informarsi prima di esprimere giudizi e soprattutto dovrebbe pesare le sue parole, perché non passi da superficiale, dovrebbe pensare alle conseguenze che possono portare. Ci tengo a precisare che i giornali inoltre, dalle dichiarazioni che hanno rilasciato, non hanno assolutamente ‘fatto le vittime’ ma anzi le hanno risposto a tono, molto duramente e soprattutto, da un fronte unico. Con la sua ulteriore dichiarazione ha portato ad immaginare a chi la ascolta e la segue, l’ennesima immagine distorta della realtà. E ciò non rende onore alla responsabilità di cui sopra.

Enrico Berlinguer diceva che “ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” e i giornali lo hanno recepito, facendo fronte unico, e di questo, da cittadina che vuole il pluralismo e la libertà di stampa, non posso che dirvi che sono orgogliosa di voi. Per concludere vorrei personalmente consigliarvi un film del 1961 diretto da Dino Risi, Una vita difficile con Alberto Sordi. Vorrei però anche darvi un compito: capire cosa avreste scelto al suo posto. A quei pochi che, con massima onestà intellettuale, diranno che avrebbero fatto la sua scelta, vorrei dire Grazie. Perché se il mondo ha speranza, la ha grazie al vostro coraggio, la ha per la vostra voglia (di cui sentirete un retrogusto di dovere) di lottare per i vostri ideali, quindi al vostro essere puri e duri. Anche se ciò vorrà dire fare una vita difficile.

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Caterina Buscema

Caterina Buscema

Studentessa al terzo anno di Giurisprudenza, frequentante a Bologna grazie alla borsa di studio di cui sono infinitamente riconoscente. Sognatrice irriverente, idealista, critica e piena di dubbi, sorrido spesso e non penso sia mai troppo per il valore che do alla vita. Per questo amo i bambini, i matti, i solitari e chi viaggia in direzione ostinata e contraria ed ovviamente mio padre e De André che me lo hanno insegnato.
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