Monday, 27/5/2019 UTC+2
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Due ponti a confronto, due modelli a confronto

Due ponti a confronto, due modelli a confronto

Perché le vicende dei due ponti ci dicono molto di più di quello che pensiamo.

La differenza tra le chiacchiere e i fatti, tra la politica dei tweet e la politica del fare.

La gestione del ponte Morandi come simbolo dell’incapacità giallo-verde.

Anche se il crollo del Ponte Morandi a Genova e quello del ponte di Borgo Panigale a Bologna hanno in comune la tragicità dell’evento, a distinguere la vicenda del capoluogo ligure da quella del capoluogo emiliano, oltre a una possibile responsabilità di Autostrade per l’Italia nel caso genovese, tutta da accertare, magari con un regolare processo e non all’altissima corte del tribunale del popolo, vi è anche, e soprattutto, la diversa gestione da parte della politica e dell’amministrazione che ha caratterizzato la fase successiva a quella dell’incidente.

Se nel caso del ponte Morandi, a neanche 24 ore dall’accaduto, il vice-presidente del Consiglio Luigi Di Maio accusava Autostrade per l’Italia di dividere gli utili invece che reinvestire in manutenzione e assicurava che il governo giallo-verde non avesse preso, a differenza di quelli precedenti, i soldi dai Benetton, a Bologna, dopo il grande impegno e coraggio di forze dell’ordine e vigili del fuoco – che hanno lavorato indefessamente anche a Genova-  ad appena una settimana dal disastro la prima tranche di lavori per ripristinare la viabilità e ricostruire il ponte era già stata effettuata.

Ancora, mentre il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte dichiarava “non possiamo aspettare i tempi della giustizia”, riferendosi alla possibilità di revocare illegittimamente la concessione ad Autostrade per l’Italia-meno male che è un avvocato-, anche grazie al lavoro del Comune di Bologna, l’assicurazione Allianz, in accordo con l’impresa proprietaria del camion cisterna esploso, ha fornito un numero verde dedicato a tutte le richieste di risarcimento, mettendo subito a disposizione di cittadini e commercianti un aiuto concreto.

Ponte Morandi

Col passare dei giorni le cose non sono migliorate per Genova, e dai selfie ai funerali di Stato si è passati alle tragicomiche dichiarazioni del Ministro Toninelli (“costruiremo un ponte su cui mangiare, giocare”), fino alle rocambolesche vicende legate al Decreto Genova, per coprire la ricostruzione dal punto di vista finanziario, che da “pronto per essere presentato ai cittadini”, come disse Conte a un mese dal crollo recatosi sul luogo, è scomparso dai radar per un po’, facendo innervosire Matteo Salvini che ha dichiarato “lo sto aspettando, come lo aspettano i cittadini di Genova. Non ho capito in giro per quale ministero sia, ma arriverà”. Dopo essere sparito ed essersi fatto molto attendere, a più di un mese dal crollo, il 27 Settembre il decreto è magicamente ricomparso ed è stato velocemente spedito al Quirinale, in attesa della firma del Presidente della Repubblica, proprio tre giorni prima che le sconvenienti, per usare un eufemismo, considerazioni di Rocco Casalino sul ponte e sul suo ferragosto rovinato cominciassero a impazzare tra web e giornali.

Mentre il decreto tardava ad arrivare, a Bologna, i lavori erano già quasi conclusi. Il primo di Ottobre, con due settimane di anticipo rispetto alle previsioni, il ponte ha infatti riaperto, ad appena 53 giorni dal crollo. La ricostruzione del Ponte di Borgo Panigale, non è stata certo accompagnata dalla stessa onda mediatica che ha travolto il ponte Morandi, sia per la tipologia dell’incidente, che non è stato causata dal clamoroso crollo della struttura, e anche per il numero dei morti fortunatamente  minore. Tuttavia, al di là della minore esposizione mediatica, che, sicuramente ha dato modo all’amministrazione e ad Autostrade di lavorare con maggiore serenità alla ricostruzione, tutta la vicenda bolognese è stata caratterizzata da toni e modalità di gestione molto diversi da quelli di Genova. Certo, a Bologna non c’era Autostrade da accusare, ma in ogni caso non si è perso tempo in chiacchiere e i provvedimenti, nati dalla collaborazione tra comune, regione e società concessionaria, hanno portato a un grande risultato.

La diverse vicende dei due ponti ci dicono, in sostanza, una cosa sola, chiara e da tenere a mente: la politica del fare, seria, anche talvolta silenziosa ma forse per questo più efficace, oggi, nell’epoca delle accuse via tweet e delle dirette facebook, rappresenta un valore aggiunto da preservare e riconoscere. L’Emilia-Romagna ha potuto sperimentare- purtroppo- con questo evento di avere un’amministrazione seria ed efficiente.

Cosa non da poco, visto chi governa il paese e visto il  modus-operandi fatto di tweet e incompetenza dell’esecutivo che, persino in questo caso, è riuscito a dimostrare la sua unica e vera capacità: l’incompetenza.

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Francesco d Errico

Francesco d Errico

Mi chiamo Francesco, sono nato il 29 Febbraio e sono mancino. Nato a Bologna, ho iniziato ad interessarmi alla politica e alla storia fin da piccolo grazie ai racconti dei miei nonni sulla guerra. Ho scelto di studiare giurisprudenza perché nessuno è colpevole fino a prova contraria. Amo la musica elettronica e la sua capacità aggregativa e mettendo dischi tra un locale e l’altro ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici e mi sono fatto le ossa. Interista e fortitudino sono destinato a soffrire ma non mi lamento: per fortuna, a consolarmi, c’è la poesia.

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