Friday, 23/8/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Kafka e la bambola

Kafka e la bambola

Un giorno Giulia, la più piccola delle mie nipoti, è tornata a casa dicendomi “zia, la maestra ci ha spiegato che dall’anno prossimo entreremo alle elementari! Conosceremo altri compagni di classe e impareremo tante cose importanti. Ha detto che sarà un’esperienza nuova. Ma io questa esperienza non la voglio fare!”. Penso che ci sia un momento, nella vita di ognuno di noi, in cui vorremmo dire esattamente la stessa cosa e sottrarci agli obblighi e alle scelte che ci vengono imposti. Per me quel momento si è palesato quando mi sono ritrovata a svuotare gli armadi e impacchettare tutte le mie cose. L’istante in cui ti ritrovi tutto ciò che hai accumulato nel corso degli anni in delle buste di plastica ha un impatto visivo che funge da deterrente. Quella volta mi stavo trasferendo a Bologna e più che emozionata, ero perplessa perché non sapevo chi e che cosa avrei trovato al mio arrivo. In quei giorni mi sono imbattuta casualmente in un racconto. Non ho mai capito se fosse una storia di fantasia o realmente accaduta, ma ho sempre pensato che l’immaginazione, con la sua dimensione onirica, eserciti un potere seduttivo rispetto al quale la verità perde vigore. A me poi il concetto di verità è sempre sfuggito. Ve la ripropongo.

Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.
Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con sé quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera.
Quando lui e la bambina si incontrarono egli le lesse questa lettera attentamente descrittiva di avventure immaginarie della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò: “i miei viaggi mi hanno cambiata”.

Molti anni più avanti la ragazza cresciuta trovò un biglietto nascosto dentro la sua bambola ricevuta in dono. Riassumendolo diceva: ogni cosa che tu ami è molto probabile che tu la perderai, però alla fine l’amore muterà in una forma diversa“.

Sapere che la consistenza dell’amore si comporta come l’acqua quando viene inserita in un contenitore diverso, cioè cambia forma, ma rimane la stessa identica acqua di prima, mi riappacifica con il futuro. In potenza, tutto cambia e soprattutto muta aspetto agli occhi degli altri. Ma ciò che deve rimanere, nella sua sostanza, resta.

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Matilde Olmi

Matilde Olmi

Da tre anni divido i miei pensieri e le mie persone tra Prato, dove sono nata, e Bologna, dove sono diventata grande. Frequento felicemente il quarto anno di Giurisprudenza. Ho tantissime cose da dire e nessun punto da dove iniziare. Credo nella gentilezza che si accompagna al coraggio e alla leggerezza che non è mai superficiale
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