Monday, 27/5/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Storie di ordinaria fatica

Storie di ordinaria fatica

“…Del resto mia cara, di che si stupisce, anche l’operaio vuole il figlio dottore…” Recita il testo di “Contessa”, dei cari amici Modena City Ramblers. Ma oggi, se il figlio di un non-dottore riesce a raggiungere i gradi più alti dell’istruzione in Italia, ci stupiamo o la riteniamo una situazione ordinaria e consolidata? Dopo aver ascoltato alcune storie, non si può far a meno di ammettere che per qualcuno, al di là del merito e della passione, affrontare il percorso universitario sia più gravoso che per altri.
Il volto di qualcuno, oggi, è quello di G/Luigi/Gigi, classe 1996. Non c’è ragazzo più sereno di Luigi, all’apparenza. Ama ciò che studia e studia per la bellezza. Ma nonostante questo sia l’essenziale per dare dignità dello studio universitario, ancora non è abbastanza. Perché? Perché ad oggi, a fare la differenza tra le carriere degli studenti non è solo l’attitudine, la dedizione e l’amore per la conoscenza: è la possibilità di affrontare più o meno serenamente le difficoltà che il percorso universitario pone di fronte a ognuno. E in questo senso, Luigi non si è risparmiato nessuna fatica.
Una volta finito il Liceo Scientifico, ci si trova ad un bivio: lavoro o studio. E G, scegliendo di iscriversi alla Facoltà di Infermieristica, aveva primariamente pensato all’esigenza di trovare un’occupazione. Tuttavia, il richiamo delle proprie attitudini è stato troppo forte: il passaggio agli studi Filosofici è stato insieme una liberazione e un salto nel vuoto, oltre che una sfida burocratica da cui G è uscito sconfitto. Per restituire la borsa di studio perduta, a causa del mancato riconoscimento dei crediti regolarmente maturati, le ore di lavoro e l’ansia sono aumentati. I benefici riconosciuti sono stati sufficienti, ma per ottenerli la sfida è ardua: visite agli uffici, telefonate, bandi complessi e tanto nervosismo. Per seguire le proprie passioni ,però, si è disposti a questo ed altro. Anche ad affrontare la vita da pendolare: un’ora e mezza di treno la mattina alle 6.30, le lezioni e il ritorno a pomeriggio inoltrato sono una fatica fisica che si va ad aggiungere a quella mentale dovuta allo studio e alle preoccupazioni. Aggiungiamoci poi il costo, per nulla conveniente, degli abbonamenti mensili. Risulta un bel quadro, no?
Per sostenere le spese naturalmente connesse alla vita universitaria, non sempre ci si può appoggiare a Mamma e Papà. E il problema, per uno studente-lavoratore, è che bisogna scegliere se essere più l’uno che l’altro: se troppo studente, non piaci ai datori che necessitano di una disponibilità e flessibilità non compatibile con le esigenze di studio e di frequenza alle lezioni; se troppo lavoratore, cfu e laurea in corso diventano un miraggio sempre più sfocato. Allora ci si sforza per racimolare il più possibile durante l’estate, quando la giungla dello sfruttamento e dei contratti in nero si fa più oscura.
Ancora più preoccupante è la prospettiva di “andare fuori corso”, con queste premesse: i costi aggiuntivi dovuti al prolungamento del periodo di studi e la sensazione di essere marchiati come pigroni non aiutano, soprattutto quando il numero delle tue cartucce è molto limitato: i tempi per arrivare ad una degna indipendenza economica sono ristrettissimi, non si può scherzare.
Allora ci si chiede, dopo tutto questo rincorrere e affannare, se finire gli studi regolarmente e con una buona media sia sufficiente a permettere ad uno studente come G. di ricoprire in futuro la posizione desiderata: per ora l’incertezza e la mancanza di fiducia prevalgono, senza riuscire però a soffocare la passione e l’amore per la conoscenza che ancora spingono ragazzi coraggiosi a non arrendersi alla mediocrità.

INTERVISTA:
1) Quanti anni hai / dove vivi / che corso frequenti e a che anno / in o fuori corso
22/ Ravenna/ Filosofia, 2 anno/ in corso

2) In quanti siete in famiglia e che lavoro fanno i tuoi genitori
siamo in 4: mio padre operaio, mia madre disoccupata

3) Scuola media pubblica o privata / quale scuola superiore hai frequentato: hai scelto con la prospettiva di iscriverti all’università
Pubblica/ Liceo scientifico Oriani di Ravenna, ho scelto con la prospettiva di iscrivermi all’università

4) Quando hai scelto la facoltà, hai pensato alle prospettive lavorative / hai prospettato un percorso difficoltoso
Ho cambiato corso, la mia prima scelta è stata infermieristica, scelta poiché pensavo all’università esclusivamente dal punto di vista lavorativo. Dopo essermi accorto che le prospettive lavorative non fossero delle più rosee nemmeno lì, ho deciso di seguire la mia passione.

5) Conoscevi le agevolazioni messe a disposizione per il diritto allo studio / ti è stato facile usufruirne / i benefici a cui hai diritto sono effettivamente sufficienti a coprire tutte le spese che devi affrontare
Non ero a conoscenza delle agevolazioni al diritto allo studio; mi sono informato trovando casualmente una notizia sul sito di unibo. Non è stato facile usufruire di questri servizi, perchè per una matricola alle prime armi con il servizio universitario è tutto molto ambiguo e sconosciuto. I Benefici (borsa di studio e esonero delle tasse) sono stati sufficienti, un po’ meno la gestione di Ergo, molto lacunosa, burocratica e cieca. Mi ha creato non a caso, molti problemi

6) Fuorisede / Quanto migliorerebbe la tua vita accademica se non dovessi fare il pendolare: studio, stanchezza, vita sociale, costi
Fuorisede/ vivere nella stessa città dove studio sarebbe di certo un vantaggio dal punto di vista della qualità dello studio, risparmio di tempo e di denaro ( l’abbonamento Ravenna- Bologna costa circa 80 euro al mese, che per 7/8 mesi risultano una bella cifra

7) Studente lavoratore: se non lavorassi potresti accedere all’università / é facile trovare un lavoro equamente retribuito che ti permetta di affrontare serenamente gli studi / sono facilmente accettati gli studenti lavoratori
sono uno studente lavoratore e non è facile trovare un lavoro che si concilii con lo studio per via degli orari e del tempo che posso perdere facendo il pendolare. Il lavoro che trovo di solito è ben retribuito ma per la maggior parte delle volte in nero e senza nessuna garanzia. Solo l’estate scorso sono riuscito a lavorare per la prima volta col contratto ma sono stato assunto per i 4 mesi in cui non dovevo studiare o andare a lezione e quindi potevo assicurare una maggiore disponibilità e flessibilità di orario. In periodo di lezioni o esami, invece, è molto difficile.

8) quanto peserebbe per te andare fuoricorso: riusciresti a coprire i costi aggiuntivi dovuti al prolungamento, inciderebbe irrimediabilmente sul curriculum e sulla prospettiva lavorativa, ritieni che sarebbe più gravoso per te rispetto ad altri colleghi con più risorse
andare fuori corso, senza nessun beneficio, sarebbe molto difficoltoso per me: attualmente la mia situazione economica non mi permette di poter pagare eventualmente le rette universitarie; i miei non riuscirebbero ad affrontare tale costo e da parte mia, tutto quello che guadagno lo spendo tra libri, abbonamenti del treno e in generale per mantenermi, dato che i miei non riescono.
Di sicuro la prospettiva lavorativa sarebbe inficiata, dato che, al mondo d’oggi, conta ed è fondamentale essere in linea con gli studi. Per me di sicuro, sarebbe più difficoltoso rispetto a chi ha più risorse, perché oggettivamente sarebbero minori le mie opportunità

9) ci sono percorsi professionalizzanti post-laurea che ti interesserebbero e che pensi ti sarebbero preclusi causa tempo e costi
Non sono a conoscenza dei percorsi post laurea

10) in base alla tua esperienza, pensi che un percorso di studi portato a termine con una buona media possa essere sufficiente per farti accedere alla posizione che desireresti ricoprire, oppure che si pongano ostacoli di tipo economico, di mancanza di contatti o altro al raggiungimento di questo obiettivo

Credo che obbiettivamente, l’ostacolo economico sia un grosso problema per uno studente già in difficoltà, magari fuorisede, che deve lavorare per mantenersi all’università.
La serenità è un requisito fondamentale: se sei sereno, studi meglio, hai tempo per conoscere e scambiare idee e contatti con gente anche del tuo ambito e hai tempo per riflettere sulla tua posizione in un’eventuale futuro.

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Annalisa Bazzocchi

Annalisa Bazzocchi

Annalisa da Ravenna, classe 1995. Studentessa di Giurisprudenza, ancora senza pentimenti. Amo i viaggi che immagino di fare, la natura che non morde, il teatro che ti ascolta e la musica che riscalda. Mi piace leggere ma…(serie di scuse). E anche mangiare, bene. Ritenere la scrittura il miglior modo per fare un regalo a se stessi e agli altri, mi sembra un convincente motivo per essere attratti da questa avventura.
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