Monday, 27/5/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Trump, la Cina e i dazi

Trump, la Cina e i dazi

“Quando la Cina si sveglierà, tutto il mondo tremerà”
La frase detta da Napoleone all’inizio del XIX secolo si è rivelata essere estremamente profetica. La Cina si è svegliata. Dopo anni di guerre intestine e non, il gigante asiatico sta conquistando ogni tipo di mercato con una crescita economica sostenuta e costante da ormai venti anni. Era inevitabile che, presto o tardi, si sarebbe scontrata con sistemi e modelli ben diversi dal suo, in primis quello statunitense.
Il pericolo di una bolla cinese, il sostegno al regime di Kim Jong-un e l’egemonia sui mercati asiatici hanno influenzato totalmente la scelta presa dall’amministrazione Trump del 6 luglio 2018: entrata in vigore di dazi commerciali nei confronti dell’export cinese negli USA per un valore iniziale di 200 miliardi di dollari. Le risposte da Pechino non si sono fatte aspettare, di fatto la Cina ha colpito l’export americano nel settore automobilistico ed alimentare. L’ultimo aspetto considerato, quello alimentare, gioca un ruolo chiave all’interno di questa vicenda, in quanto il PCC può permettersi altri partner commerciali in questo campo. Come ricorda bene Gabriele Battaglia su “Internazionale”, la Cina ha adoperato la stessa strategia dell’UE nella guerra dei dazi con gli USA: colpire le roccaforti americane, elettorali e imprenditoriali, vicine alla figura di Donald Trump; se l’UE ha imposto aumenti su beni importati come l’Harley Davidson o il Bourbon, i cui dirigenti sono parte dell’imprenditoria repubblicana, la Cina l’ha fatto sulla soia, poiché buona parte della produzione della stessa dipende da stati americani dove prolifera l’elettorato repubblicano.
In questa guerra commerciale su due fronti, Trump è stato costretto a ritrattare le sue posizioni, soprattutto dopo aver appurato che l’economia americana, nonostante il rampante galoppo degli ultimi anni, sarebbe uscita dal conflitto in una situazione di inferiorità.
Questa previsione ha portato al face-to-face dei due leader durante il G20 di Buenos Aires del 1° dicembre 2018. Il forum, ancor prima di iniziare, era pervaso da un clima ansiogeno, dovuto alle alte presenze di Trump e Xi Jinping.
Nonostante nei mesi precedenti le azioni americane sui dazi avessero previsto entro gennaio 2019 un aumento di questi dal 10% al 25%, l’incontro tenutosi nella capitale argentina ha portato ad una tregua di 90 giorni tra i rispettivi Paesi, affinché la Cina possa continuare ad importare prodotti agricoli, industriali ed energetici, mentre agli USA sarà garantita una sorta di “tutela delle proprietà intellettuali” delle aziende americane. Certo, tutto questo sarebbe stato garantito se non fosse che il 6 dicembre 2018, cinque giorni dopo il G20 di Buenos Aires, Meng Wanzhou, direttrice finanziaria e figlia del fondatore Huawei, viene arrestata in Canada per mezzo di un permesso di estradizione e fermo da parte degli Stati Uniti con l’accusa di spionaggio. La Cina, ovviamente, ha reagito, ricambiando con la stessa moneta il Canada e fermando (per ora) tre suoi cittadini all’interno della Repubblica Popolare.
Tutto ciò lascia intendere che la partita sia ancora aperta, i giorni che seguiranno saranno tutt’altro che privi di colpi di scena da ambo le parti, mentre la tregua commerciale arriverà alla sua scadenza prevista se non addirittura, date le ultime vicende, ad un possibile passo indietro da parte di entrambe le potenze.

The following two tabs change content below.
Fabio Vitale

Fabio Vitale

Mi chiamo Fabio Vitale e "quand'ero piccolo mi innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani...", frequento la facoltà di Scienze politiche, sociali ed internazionali della Alma Mater Studiorum di Bologna. Sono nato il 14/01/1998 a Ceglie Messapica (BR), condivido questa data con persone come Dave Grohl, Alessandro VI Borgia e Giulio Andreotti. I miei interessi sono i più disparati: passo dalla musica, alla letteratura, all'arte, alla politica e, quando trovo qualcosa di interessante, anche la filosofia; sì, ho una certa propensione a distrarmi. Una volta finito il mio percorso di studi, vorrei lavorare come giornalista fotoreporter, cosa che mi ha spinto a scrivere per questo giornale. Da qualche parte si dovrà pur cominciare, no?
Fabio Vitale

Ultimi post di Fabio Vitale (vedi tutti)

POST YOUR COMMENTS

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.