Monday, 27/5/2019 UTC+2
l'UniversiTà

Crolla il tempo delle cattedrali

Crolla il tempo delle cattedrali

“Qui crolla il tempo delle cattedrali
La pietra sarà
Dura come la realtà
In mano a questi vandali e pagani
Che già sono qua
Questo è il giorno che verrà
Oggi è il giorno che verrà”
Per chi negli anni ha avuto modo di vedere Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante, ieri queste parole sono suonate naturali, immediate, continue. Pur non avendo mai visitato fisicamente la Cattedrale parigina, ieri in tutto il mondo una vasta comunità di persone ha sentito molto più vicino del solito il dramma dell’incendio di Notre Dame.
La poesia che si racchiude nell’opera di Cocciante, così classica e dirompente allo stesso tempo, è da sempre stata capace di guidare in un viaggio dentro Notre Dame tutti gli spettatori e gli appassionati. E quindi ieri ci siamo ritrovati attoniti a vedere quelle immagini di tragedia e, inconsapevolmente, a cercare parole in musica capaci di raccontare quello che avveniva.
Le immagini e i video che arrivavano da Parigi, poi, rendevano il tutto ancora più surreale. Quei momenti di pietà popolare spontanea, con i presenti che intonavano in musica un sommesso “Je vous salue, Marie pleine de grâces”, hanno riportato tutto a una dimensione mistica difficile da osservare senza provare un briciolo di empatia.
E allora, per chi mai ha potuto visitare il Duomo parigino, ma che ben conosce i versi di Cocciante, sono tante le parole che sono saltate alla mente. Ho immaginato, in mezzo a quel silenzio e tra quegli sguardi smarriti, qualcuno intonare i versi di Luna, in un’irrefrenabile domanda di senso che immediatamente segue a una tragedia simile:

“Luna, come sei lontana
Così silenziosa e vana
Ma qui ruggisce il cuore della bestia umana
Non vedi che Quasimodo è pazzo
Non senti i tormenti e il pianto
Un canto
Che violento va Lassù
Dove in cielo ci sei tu
Luna.”

Ancor di più, questa mattina, sentendo gli altisonanti annunci dei “disinteressati” benefattori pronti a spendere il proprio brand di fianco alla ristrutturazione della chiesa parigina, anche altri versi, ben più critici e provocatori, mi sono tornati alla mente. Raccontano l’ambivalenza di una reazione alla tragedia ben diversa dalla pietà popolare e ammantata da un pietismo che ancora una volta speravamo di non vedere.

“Dio, ma quanto è ingiusto il mondo
Zero a noi e tanto a loro
Se la nostra razza è immonda
Di che razza è il loro cuore?

Sono nati nei merletti
Per far l’amore e la guerra
Ma anche a noi, stracci della terra
La vita piacerebbe bella.

Ma da quale parte è Dio
Se ne sta con gli ostensori
O qui, dove lo prego io
Dal mattino fino a sera?

Gesù Cristo che adoriamo
Quali figli preferì?
I Re Magi e il loro oro
O noi, che strisciamo qui?”

Li immagino quei parigini in lacrime, pronti a stracciarsi le vesti per riavere immediato e immutato il simbolo della loro città, soppiantati dalla ricchezza di chi, in maniera finta e totalmente ipocrita, prova a lanciarsi in un inaccettabile tentativo di pulizia della propria immagine, con un annuncio pubblico della propria donazione che cozza in toto con la pietà popolare dei francesi inginocchiati nelle strade vicine a Notre Dame.
Ancora una volta, però, sono le parole di Cocciante a darci un minimo di speranza per questa difficile ricostruzione e per quello che porterà con sé. Forse lui stesso, penso visibilmente scosso da una tragedia che tocca in pieno tutta la sua storia personale e professionale, avrà sussurrato queste parole, le uniche forse capaci di raccontare il risveglio mattutino dei cittadini di Parigi:

“Balla, mia Esmeralda
Canta, mia Esmeralda
Balla ancora, amore mio
Mi sento solo da morire
Balla, mia Esmeralda
Canta, mia Esmeralda
Con te sto morendo anch’io
Perché ti voglio da morire
Balla, mia Esmeralda
Canta, mia Esmeralda
Questa vita se ne va
L’amore vive e fa morire.”

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Andrea Giua

Andrea Giua

Sardo in perenne Erasmus a Bologna, sono iscritto al primo anno della magistrale in Politica e Amministrazione. Quando non studio, lavoro, scrivo, canto in un coro, gioco a basket, faccio il rappresentante degli studenti e l'animatore: una mia giornata può durare anche 32 ore! E se ci sono interessanti appuntamenti di politica o sport, anche 36!
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