Wednesday, 18/9/2019 UTC+2
l'UniversiTà

La scienze diventa ostaggio delle emozioni e dell’individualismo: la sfida dei vaccini

La scienze diventa ostaggio delle emozioni e dell’individualismo: la sfida dei vaccini

Quando viene messa in discussione l’affidabilità di studi e teorie ufficiali in materia sanitaria, inizia a vacillare tutto il sistema che sorregge la Sanità Pubblica. Affermare che i Ministri agiscano sotto le pressioni delle case farmaceutiche o di organizzazioni internazionali, oppure l’esistenza di complotti o poteri oscuri è molto più semplice che basare le proprie tesi su studi conformi al metodo scientifico, il quale imporrebbe l’osservazione e la sperimentazione per indagare la realtà. Il caos delle opinioni, in questi termini, si è manifestato in tutta la sua gravità soprattutto in tema di vaccini.
Le voci in campo sono davvero eterogenee: un conto è criticare la bontà di una legge che impone diversi obblighi vaccinali (vedi Legge Lorenzin del 2017), un altro invece è attaccare la validità stessa dello strumento vaccinale e dell’effetto gregge. E’ importante distinguere chi vorrebbe semplicemente maggiori informazioni sulle controindicazioni e sull’effettiva utilità dei vaccini, da chi invece, sia lodato il web, ha già provveduto autonomamente a rispondere ad ogni interrogativo, ed è ormai pronto a sfidare medici e Governi per rendere edotta tutta l’Umanità delle proprie aberranti scoperte. La richiesta di trasparenza meriterebbe di avere un contenitore diverso da quello dei cosiddetti “No-vax”; la semplice apprensione è tanto diffusa quanto la stupidità, si potrebbe dire. A queste problematiche dovrebbe in parte reagire lo Stato, con campagne mirate di sensibilizzazione e di monitoraggio della comunicazione, soprattutto in materia di salute e di divulgazione scientifica; in parte, però, deve essere la coscienza individuale a ribellarsi. Ci si chiede il perché dell’affermazione, quasi contemporanea alla scoperta del metodo vaccinale, dei movimenti antivaccinisti: come scardinare la tendenza dell’opinione pubblica ad essere manipolata da moti emotivi invece che dal ragionamento sillogistico e dalla razionalità, anche in ambito scientifico? La grande sfida di questo decennio, sembra riguardare più l’ambito della comunicazione che quello della scienza.
Certo, se la nostra memoria storica fosse più allenata, sarebbe più semplice convincersi della necessità di questo strumento di medicina preventiva. Senza partire dai racconti della peste nera del 1348, per fare un esempio basterebbe chiedere ai nostri nonni se si ricordano della polio, che negli anni ’50-’60 colpiva, nella sua forma paralizzante, ogni anno migliaia di persone e soprattutto bambini nel nostro Paese. Per essere più precisi, ecco in breve una descrizione fornita dall’EpiCentro dell’Istituto Superiore della Sanità (http://www.epicentro.iss.it/index/MalattieInfettive.asp , con la descrizione di tante altre malattie infettive e la loro diffusione):
I polio-virus invade il sistema nervoso nel giro di poche ore, distruggendo le cellule neurali colpite e causando una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. In generale, la polio ha effetti più devastanti sui muscoli delle gambe che su quelli della braccia. Nella forma più grave, quella bulbare, il virus paralizza i muscoli innervati dai nervi craniali, riducendo la capacità respiratoria, di ingestione e di parola. Importante ricordare la diffusione degli agghiaccianti polmoni d’acciaio, come in foto. Proprio nel 2018 la regione europea è stata dichiarata polio-free.
Dove non arriva la memoria storica, deve spingersi l’istruzione, l’accessibilità alla divulgazione scientifica e lo smascheramento delle fake news. Se le epidemie di alcune malattie tremende hanno abbandonato da decenni il nostro ridente Continente, il merito va senza dubbio attribuito alle campagne di vaccinazione che si sono gradualmente diffuse a partire dal 1796, anno in cui il medico inglese Edward Jenner per la prima volta innestò in un bambino una minima quantità di materiale purulento, immunizzandolo dal vaiolo. Chi volesse dare altre spiegazioni ad un tale innalzamento della qualità della vita della popolazione europea, dovrebbe impegnarsi davvero molto per trovarne una più ragionevole.
Si può dire che, oggi come in passato, sia la percezione del rischio a modificare e diversificare le opinioni personali in tema di vaccinazione: la paura dei sintomi di tremende malattie infettive, delle controindicazioni della vaccinazione e dell’effettivo pericolo per gli organismi immunodepressi. Siamo abituati a considerarci “clinicamente” delle isole: si pensa alla malattia come causata da un problema genetico, dallo stile di vita o da qualche incidente; risulta difficile inserirsi in un contesto più ampio, interconnessi alla collettività. Eppure, le scelte individuali condizionano indirettamente lo stato di salute generale su larga scala: l’inquinamento dell’aria, la qualità dei prodotti alimentari, la diffusione di sostanze pericolose e si potrebbe continuare con altri esempi. La difficoltà, oggi, è individuare i canali di comunicazione idonei a trasportare messaggi tanto complessi quanto essenziali: semplificare a scopo di sensibilizzazione sui temi della Sanità Pubblica, è un dovere a cui uno Stato responsabile della salute e del benessere dei propri cittadini non può che assolvere con costanza ed intelligenza. Non è possibile delegare a singoli coraggiosi, il compito di fronteggiare la disinformazione e la “cattiva” scienza: già a partire dai banchi di scuola, luogo protetto in cui diffondere sapere e strumenti d’analisi della realtà, deve essere chiarita l’importanza dell’approfondimento, dello studio e dei metodi adottati dalla comunità scientifica internazionale per avvalorare le teorie e le prassi mediche. Non possiamo lasciare che tutto venga spazzato via dal carisma o dalla strumentalizzazione delle paure più recondite delle persone: finché non saremmo in grado di assicurare una laurea in medicina a tutti i cittadini, non potremmo considerarci tutti sullo stesso piano su temi come quello dei vaccini. La fiducia e l’autorevolezza in questa situazione, risultano fondamentali: non cieco, ma consapevole affidamento. I processi di approvazione e pubblicazione delle tesi scientifiche non sono democratici: non si premia la teoria più meritevole, ma quella sostenuta da evidenze sperimentali che ne confermino le conclusioni. E fino ad ora, il dato di esperienza da considerare incontestabile è l’impossibilità di dimostrare scientificamente l’esistenza di metodi alternativi alla vaccinazione, per debellare malattie infettive ed evitare tremende epidemie.

The following two tabs change content below.
Annalisa Bazzocchi

Annalisa Bazzocchi

Annalisa da Ravenna, classe 1995. Studentessa di Giurisprudenza, ancora senza pentimenti. Amo i viaggi che immagino di fare, la natura che non morde, il teatro che ti ascolta e la musica che riscalda. Mi piace leggere ma…(serie di scuse). E anche mangiare, bene. Ritenere la scrittura il miglior modo per fare un regalo a se stessi e agli altri, mi sembra un convincente motivo per essere attratti da questa avventura.

POST YOUR COMMENTS

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.